“Ho scritto di speranza e primavera. Ho dipinto il mio studio di giallo e viola, ho comprato un gran piano, mi sono seduta e ho iniziato a suonare, cantare e scrivere”. Così Sóley annuncia il suo terzo album, “Endless Summer”, uscito ancora una volta per l’etichetta islandese Morr Music, ormai export ufficiale del suono dell’isola. Sóley Stefánsdóttir ha esordito come solista nel 2011 con “We sink”, dopo l’esperienza di gruppo nei Seabear. Dall’Islanda ha conquistato canzone dopo canzone sempre più spazio nel panorama musicale globale, e arriverà a invadere anche l’Italia con una serie di concerti nel suo torrido luglio.

Scritto in un anno con il suo storico amico e sodale artistico Albert Finnbogason, “Endless Summer” è un disco di cui abbiamo bisogno. Ne abbiamo bisogno perchè la sua musica è fresca, pulita come l’aria che ci mancherà sotto il nostro boccheggiante solleone. Perchè ha un sound internazionale ma non banale, una voce eterea, dolce e carezzevole, che si riversa su piogge di note cristalline che dalla prima traccia Úa (dal nome della figlia) arrivano fino all’ultimo brano, una musicalità essenziale ma arricchita da sprazzi orchestrali. Perchè nei suoi testi dispensa piccole perle di saggezza con una semplicità e un’innocenza infantile, in una sorta di fiaba contemporanea. Senza la scontatezza dell’happy ending spensierato, ma testimone consapevole e attenta di un susseguirsi delle vicende, con un sapore più solare e ottimistico rispetto ai lavori precedenti, più ombrosi e attraversati da una sottile vena di malinconia o mistero. Perchè ci distende, trasmettendo quella sorridente quiete di vivere che tutti noi associamo all’Islanda, ma che spesso non possiamo permetterci di sperimentare di persona.

Perchè è una piccola meraviglia, una sorpresa inaspettata come un girasole sul cuscino. Un’unione di cose semplici, di piccoli istanti di felicità, di gesti minimi e di luoghi soliti dove si annida la serenità. Proprio come canta nella title track: “Hai visto le stelle? Hai visto il sole sorgere? Puoi trovarmi nei fiori, puoi trovare un po’ di pace”. Una lunga scia luminosa declinata in otto canzoni, infinita come lo sono le giornate di luce vicino al circolo polare, dove nulla nasce e nulla muore, ma tutto si conserva, si anima e si riscopre.

Giulia Zanichelli

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