“Essential Mix” è uno show radiofonico che si può ascoltare sulle frequenze della BBC 1, la radio pubblica inglese. Attualmente trasmesso il sabato mattina, iniziato nel 1993, ospita tutte le settimane i migliori musicisti in ambito elettronico, senza preclusioni di genere. Gli artisti che partecipano a questa leggendaria trasmissione mixano tracce per due ore, un mix che va in onda registrato e ininterrotto.

I Soulwax (i fratelli belgi David e Stephen Dewaele, conosciuti anche come 2manydjs) sono degli habitué del programma presentato da Pete Tong. Avevano già deliziato le orecchie degli ascoltatori sintonizzati su BBC1 13 anni fa con la loro prima partecipazione a nome Radio Soulwax. In occasione del loro più recente ritorno, non potevano che essere all’altezza della prima volta e distinguersi dai tanti illustri colleghi.

I Soulwax devono essere di quelli che se li inviti a pranzo e gli dici di portare giusto qualche stuzzichino, si presentano con un menù gourmet da 10 portate, dolce incluso. Invitati a partecipare di nuovo a Essential Mix, invece di proporre uno dei loro geniali e caleidoscopici patchwork che centrifugano decine di anni di storia della musica e fanno ballare anche i morti, si sono chiusi per due settimane nel loro Deewee Studio, a Gent. Il 20 maggio 2017 hanno diviso il loro Essential Mix in due parti. Nella prima hanno proposto 12 tracce inedite, primi nella storia del programma, che ora escono raccolte in un album, intitolato appunto Essential. Nella seconda parte, invece, il solito ratatouille di elettronica, rock, pop, e altre decine di generi sfigurati e ricombinati dalle loro manine sante.

L’album esce il 22 giugno per la loro etichetta, la Deewee, ed è stato registrato con attrezzature non usate nel precedente album (“From Deewee”) e inciso dal vivo in studio in una take del 2017, dopo oltre dieci anni di pausa. Ma non si tratta di brani esclusi da “From Deewee”: non sono di certo avanzi, quelli che i Soulwax vi servono a tavola.

Tutte le tracce girano attorno al concetto di essenzialità e la parola Essential ritorna spesso nei campioni vocali utilizzati. Perfino le tracce sono intitolate tutte Essential, seguite da un numero progressivo. Non a caso i brani sono ordinati anche in funzione dei BPM crescenti. L’album è stato infatti pensato come un mix.  Le tracce, centrate su una electro perlopiù scarna, col contrappunto di bassi sempre un po’ grassi e un po’ Roland TB-303 belli saturi, si rincorrono e si tuffano l’una nell’altra seguendo questa intenzione, il tutto giocato in battuta bassa (fino all’ottava traccia si resta sotto 120 bpm).

Hanno detto i Soulwax: «È stata una sfida. Qualcosa che nessuno aveva mai fatto. Ci è piaciuto pubblicare un intero album live in un programma radio senza che le persone ne fossero a conoscenza e abbiamo sempre voluto pubblicarlo su Deewee dopo la messa in onda».

I glitch metallici e i disturbi della linea di Essential One annunciano i beat liquidi di Essential Two, che intessono un crescendo di attesa, senza drop, e ci preparano al basso acido di Essential Three, dove si innesta anche un parlato femminile francese. Poi c’è Essential Four (prima traccia pubblicata), con il featuring di Charlotte Adigéry. Parte una cassa dritta e anche una linea disco funk oscura, che si arricchisce di sfumature quasi tribali. In un susseguirsi di suggestioni moroderiane (Essential Seven), cowbell filtrate (Essential Eight), beat ipnotici, strutture circolari, accenni trancey, le tracce restano (quasi) sempre dinamiche, spesso ipnotiche, un uso dei sample misurato (perlomeno rispetto alle vertiginose scorpacciate cui ci hanno abituato i Soulwax) capace di caratterizzare efficacemente ogni singolo Essential. Si passa da atmosfere anni ’80 tutte synth/drum machine, alla disco più votata al futuribile, vagheggiando addirittura la pischedelia e i panorami ambient (Essential Ten è un po’ una Sueno Latino sotto Quaalude).

L’elettronica dei Soulwax è quel territorio tropicale ma urbano, lussureggiante e meticcio, dove le basi meno raffinate di Justice e Gorillaz possono pacificamente convivere e ibridarsi con anthem di Lil Louis, dove si incontrano la techno di Detroit dei primordi con i casio sgarrupati usati per Losing My Edge, dove si scontrano le tracce di oscuri producer su Soundcloud in fotta DFA con la house di Chicago. Un lavoro che si presta alla pista e all’ascolto, sia in formato singolo che come nastrone mixato. La firma Soulwax in controluce si legge sempre chiara e scintillante. Part of the 2manydjs never dies.

Andrea Bentivoglio