Ma che carino. Ma che dolce. Finalmente qualcosa che non ti devi sforzare per fartelo piacere. Qualcosa di gradevolmente canticchiabile, pure mentre ti fai il bidè. A Perfect Miracle. Pure il titolo è bello. Ed è il primo pezzo di “And Nothing Hurt”, il nuovo album degli Spiritualized.

Sulla copertina del disco c’è un astronauta che passeggia allegramente in una salina di primo mattino. Sale il livello di armonia interiore, scendono l’ansia, il disagio e pure lo spread. E l’umore rimane alto anche col pezzo successivo, I’m Your Man, che a tratti sembra la sigla di chiusura di un telefilm anni ’80, ed è bello perché lo associ alle colazioni di latte e cocopops mangiate alle undici di mattina davanti a Italia Uno.

La stessa cosa vale per Here it Come (The Roads) Let’s Go e altri pezzi. È come se tutto il disco fosse stato composto a inizio anni ‘90, quando la guerra fredda era finita e tutto sembrava dovesse andare per il meglio. Quando sembrava di essere arrivati alla fine della Storia per iniziare a godersi un nuovo millennio fatto solo di “Ehi, non può succederci più nulla di male”.

E che dire di quell’altra ninna nanna di Let’s Dance… se posti una canzone del genere sul tuo profilo Facebook, scopi sicuro. Cioè forse. Anzi probabilmente no, però becchi un botto di like dalle ragazze che penseranno che sei dolce. E invece sei solo un porco mannaro sotto copertura.

C’è spazio anche per le botte rock di The Morning After, così puoi fare Marty McFly in giro per il tuo soggiorno, e per un pezzone cosmico come Sail On Through, che ti puoi tranquillamente ascoltare la notte sotto le stelle per dimenticarti di tutto l’IRPEF che devi pagare.

Grazie Spiritualized. Grazie per “And Nothing Hurt”. Ora forse non avrò più bisogno della Nutella per combattere i momenti di down.

Marco Improta