Sono passati due anni dall’album omonimo che valse il Grammy a St. Vincent. È ironico pensare che a portarla sotto la luce dei riflettori sia stato proprio il premio come “Best Alternative Music Album”. Già, perchè se l’artista nei panni di St. Vincent si è presa una pausa, al contrario Annie Clark non si è più fermata. Dalla chiacchierata storia con Kristen Stewart prima (e Cara Delevigne poi) alla regia di un cortometraggio horror, fino alle varie collaborazioni con Bon Iver e Kid Cudi.

A quanto pare Annie Clark è rimasta affascinata da questo mondo patinato. È il momento giusto per portare St. Vincent sotto i riflettori e “Masseduction” punta a fare proprio questo. La cantautrice statunitense mette un po’ da parte la chitarra, cardine del suo stile compositivo, a favore della produzione di Jack Antonoff (per intederci uno che ha messo mano agli ultimi lavori di Lorde, Taylor Swift e Sia). Quello che ne risulta è, come lecito aspettarsi, un disco spavaldamente pop.

Già la copertina dell’album manda un messaggio neanche troppo nascosto. I colori accesi, i collant retrò e il body con stampa animalier. “Masseducation” è un disco sexy, pronto a vivere delle luci abbaglianti della prima elettronica anni ’80, ma anche dell’ansia e della paranoia in pillola dell’epoca. C’è meno chitarra e molta più batteria. I ritmi sono serrati ma le melodie restano accantivanti, qualcosa a metà tra Prince ed i Velvet Underground.

Le sonorità non sono più quelle degli esordi, ma Annie Clark è sempre la stessa e mai è stata così aperta e onesta nel raccontarsi. «Vi ho detto tutto. Ho raccontato più di quanto direi a mia madre. È tutto nel disco», ha dichiarato in uno dei tanti video promozionali apparsi sui suoi profili social. In 13 tracce mostra le sue ansie (Pills), i momenti di euforia (Los Ageless) e quelli più introspettivi (Happy Birthday Johnny).

“Masseduction” è un disco ambizioso. Un lavoro che cerca le luci della ribalta anche a costo di sacrificare quello che aveva fatto affezionare i fan. È un disco pop che affonda le sue radici nell’underground per farne qualcosa di nuovo. È sfacciato, è in tutto e per tutto la nuova St. Vincent.

Simone Casarola (@simocasarola)