Nel 2013 ho visto James Walsh, voce degli Starsailor, esibirsi in un piccolo club di Napoli durante il suo tour da solista. All’epoca non avrei mai immaginato di recensire il disco di reunion della band. Gli Starsailor si formano in Inghilterra nel 2000, quando l’era brit-pop stava già tramontando. Di tutta quella scena erano la band più introspettiva e malinconica che, con le splendide Lullaby, Poor Misguided Fool, Alcoholic e Four To The Floor, hanno spianato la strada ai vari Coldplay e Radiohead.

Uscito il primo settembre per Cooking Vinyl, “All This Life” è il quinto album della band, pubblicato a ben tre anni di distanza dalla reunion. Dunque è un lavoro non pensato ad hoc per tornare frettolosamente sulle scene, ma un disco meditato a lungo. Come tutte le cose troppo “pensate”, però, non è brillante. È un buon album pop-rock molto melodico, in linea con quanto prodotto dalla band fino a qualche anno fa, senza particolari picchi. Sempre bellissima la voce di James Walsh.

La prima traccia è la travolgente Listen To Your Heart, che esorta ad ascoltare il proprio cuore. È il brano più rock dell’album e il ritornello fa poca fatica a restare impresso nella mente, non a caso va subito in heavy rotation su alcune radio italiane. La seconda traccia dà il titolo all’album. “There’s no love without light” canta James. È una canzone che sprigiona luce, la stessa che illumina la copertina. Questo è il disco della maturità, forse più personale che musicale, perché non siamo in presenza di grandi sperimentazioni rispetto al passato, ma di una visione della vita molto più luminosa e serena rispetto ai primi album.

La terza traccia, Take a Little Time, stupisce per l’inaspettato piglio funky e il falsetto. Anche qui traspare una maggior consapevolezza nell’invito a prendere più tempo per sé stessi. Caught in The Middle è la seconda piacevolissima sorpresa dalla vena soul. Seguono le ballate Sunday Best e Blood, e l’ultima ondata di energia con Best of Me. Degno di nota è il penultimo brano, Fia (Fuck It All), una cavalcata elettronica eterea e malinconica che si chiude con l’invito a liberarsi da ogni limite: “Nothing’s impossible when you say fuck it all”.

Mi piace pensare al 2017 come ad una nuova “golden age” per il brit pop, con il ritorno dei fratelli Gallagher, Charlatans, Starsailor e Stereophonics, e “All This Life” s’inserisce perfettamente in questa parentesi. Questo disco comunica vitalità, nettamente in contrasto con gli album precedenti come “Love is Here” e “Silence is Easy”, che esprimevano malinconia e malessere. È un invito spassionato ad abbracciare tutta la vita che abbiamo. Il messaggio è bellissimo, avrei solo preferito un involucro più originale.

Oriana Spadaro