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La città scorre frenetica. Uomini d’affari siedono con lo sguardo fisso nel vuoto. Le ombre proiettano forme che incarnano prospettive future incerte, illusioni che gli occhi stentano a credere.
La discografia moderna è sommersa da dischi che nessuno mai ascolterà con attenzione….una voce lontana profetizza: “iperproduzione…vuoto assoluto”. Basta dare un’occhiata a un qualsiasi magazine musicale per rendersi conto del problema. Le redazioni sono sommerse da demo.
Abbiamo deciso di creare un nastro trasportatore e di mettere a scorrere qualche disco corredato dalle nostre impressioni. Aggettivi vividi e taglienti, accesi come il colore del tonno crudo.
Un solo boccone…come se le impressioni (specie le nostre) contassero ancora qualcosa.

   
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Miavagadilania - Il Mare Ci Salirà Negli Occhi
Label: Autoproduzione
Dopo un Ep ben accolto dalla critica i Miavagadilania arrivano alla pubblicazione del primo full lenght. Il Mare Ci Salirà Negli Occhi propone 10 pezzi di un rock che non si fatica a definire figlio riconosciuto di Marlene Kuntz e Verdena in primis, tanto che se la terza traccia “Non E' Vero” fosse stata cantata da Alberto Ferrari avrei pensato di trovarmi all'ascolto di un qualsiasi album del trio bergamasco. Un limite questo, certamente, ma non si può negare che la band in questione riesca a proporre idee interessanti ed un sound che, per quanto sfiori a volte il plagio sonoro (ascoltando l'assolo finale di “Scintille” e le chitarre di “Solo Come Addio” non si ha l'impressione di ascoltare qualcuno che si ispira ai Marlene, ma qualcuno che li copia spudoratamente), si dimostra efficace soprattutto quando tesse trame delicate e soffuse come in “Nau”. A parte qualche accelerazione, come nella già citata “Non E' vero”, il disco si compone di tracce claustrofobicamente cupe, tanto che ai primi ascolti è difficile cogliere le sfumature che ogni brano sa proporre a causa dell'atmosfera quasi palpabilmente pesante: non proprio un difetto se vogliamo, ma unito alla voce fin troppo soffusa di Claudio Papa e a dei testi nonsense di verdeniana memoria che il vocalist non riesce a rendere interessanti come vorrebbe il piatto rimane in equilibrio fra innegabili pregi e difetti altrettanto marcati. Urge liberarsi dall'influsso sonoro dei padri putativi per fare il salto di qualità che li porterebbe ad essere una realtà molto più interessante di così.
Stefano Ficagna
Sito web:
www.miavagadilania.com/
www.myspace.com/miavagadilania
Mp3:

The Sea - Get It Back
Label: Black Nutria
Chitarra e batteria, semplice semplice, come i White Stripes. Ma anche come mille altri. E alla creatura di Jack White questi britannici The Sea assomigliano solo marginalmente, preferendo prendere a prestito coretti alla The Fratellis per i pezzi più disimpegnati ma comunque godibili (“Don't You Want Me”, “Say It Again”) per poi accelerare da metà disco in avanti su una pista percorsa col fantasma dei Wolfmother, con una ballad per una volta non banale e che esalta la voce di Peter, “By Myself”, a fare da spartiacque. In mezzo qualche influsso sixties (“Love Love Love” ed “Everybody Knows”), tanta energia ed un finale rilassante fra l'acustica “Need You” e le atmosfere lisergiche della seguente ghost track. Che dire, per essere un esordio è un gran bel sentire: se siete alla ricerca di qualcosa di facile ascolto ma comunque non banale fateci un grosso pensiero.
Stefano Ficagna
Sito web:
www.myspace.com/theseasounds
Mp3:

Venice Is For Lovers - The Best Day Since Yesterday
Label: INDEED! Records
Una summa di ciò che è l'emo questo The Best Day Since Yesterday, per fortuna quello punkeggiante (con aggiunta di tastiera in questo caso) che ci hanno propinato negli ultimi anni band come Alkaline Trio e Jimmy Eat World in primis. Non che la cosa debba far sorridere, visto che al di là di un sound ben curato e di una sincera passione che emerge da questi 10 pezzi c'è ben poca evoluzione rispetto ai predecessori, anche se qualche episodio si discosta dal canovaccio generale proponendo rimandi agli At The Drive-In meno incazzosi (l'iniziale “People Always Leave, Sometimes They Come Back”) o digressioni acustiche che rappresentano, paradossalmente, forse gli episodi più emo-zionalmente coinvolgenti. Un occhio al di là dell'oceano non basta ai Venice Is For Lovers per mostrarci qualcosa di più del classico compitino ben fatto, ma gli arrangiamenti comunque ben curati e l'energia profusa mi convincono a concedere alla band una fiducia a lungo termine: il non avere Dari e compagnia brutta come esempio è già qualcosa, ma per favore ditemi che le sparate sul voler cambiare la storia della musica con questo album, presenti in cartella stampa, sono ironiche!
Stefano Ficagna
Sito web:
www.myspace.com/venicesiforlovers
Mp3:

Lucertulas - The Brawl
Label: Robot Radio
Fare un passo indietro per farne uno avanti? Si può fare, e lo si capisce ascoltando questo The Brawl, seconda fatica dei Lucertulas. Se il precedente Tragol De Rova spingeva fin troppo il pedale sul noise estremo e sperimentale fino a perdere le coordinate del viaggio sonoro questo nuovo lavoro si dimostra decisamente più compatto, con meno invenzioni ma non per questo banale. La furia che questi trevigiani rilasciano nei 9 pezzi dell’album (13 se ve lo accaparrate in vinile, con 4 bonus track in italiano) è senza freni, e sebbene brani come “A Wicked Eel” e “The Boxer” più delle altre evidenzino ispirazioni marcate tanto ai mostri sacri del genere quanto alle declinazioni italiche di tale gente d’oltreoceano (qualcuno ha detto Teatro Degli Orrori?), in una maniera maggiore rispetto all’esordio, non si può negare ai Lucertulas di saper anche superare in certi frangenti tali maestri quando si tratta di tirar fuori rasoiate soniche e cambi di ritmo a ripetizione. Più violenti e meno divaganti, se col prossimo riescono ad unire il tutto potremo magari parlare di capolavoro.
Stefano Ficagna
Sito web:
www.myspace.com/lucertulas

Uma - Veleno
Label: Black Fading/Action Directe
C’erano una volta i Litfiba, e ci sono ancora. La domanda è: ne abbiamo bisogno? Ci manca che Renga torni in sé e riformi i Timoria e faremo un bel salto all’indietro, perché si stava meglio quando si stava peggio e le stagioni non sono più quelle di una volta. Già, ma perché parlo di Pelù, Renzulli e compagnia se la recensione verte sugli Uma? Perché ascoltandoli capisco come mai i Litfiba ed i gruppi della loro generazione trovano terreno fertile nelle reunion: il sound è ancora quello, non c’è niente qui che non rimandi ad un passato musicale che non vuole andare in pensione. Cristian Ceccardi ci mette interessanti melodie vocali (ma i testi, che puntano tutto su frasi ad effetto slegate fra loro, non sono all’altezza), spunta qualche pezzo meritevole di maggiore attenzione (in particolare la delicata traccia d’apertura “La Festa” e “Liquore”, un po’ debitrice dei Foo Fighters), e ci si stupisce di fronte all’inconsueto mix di Pantera e System Of A Down di “Effetto Serra”, ma alla fine il risultato è l’ennesimo album di rock italiano senza particolari di spicco. Più onesti ed interessanti di altri, ma a meno di clamorosi colpi di scena destinati ad un dimenticatoio da cui solo Mtv può salvarli: si spera riescano a farcela con mezzi loro, stupitemi please!
Stefano Ficagna
Sito web:
www.myspace.com/uma06uma
Mp3:

No Gravity On - Universi
Label: Indeed!
Cose semplici e banali cantavano gli Afterhours anni fa, e ascoltando i No Gravity On la frase mi sembra una lapidaria ed azzeccata analisi dell’album. 6 pezzi divisi fra il punk pop dei Dari e l’elettronica tamarra, con tanto di effetti vocali in voga negli anni 90 e da allora quasi completamente (per fortuna) scomparsi, degli Eiffel 65, supportati da testi di stampo adolescenziale divisi fra il romantico ed il casinaro che lasciano a bocca aperta per la banalità. “Notte 3 a.m.” fa rimpiangere il remix da deejay parade di Nella Notte degli 883, “Nuove Realtà” assomiglia a ciò che potrebbero fare i Planet Funk se volessero ingraziarsi pedofilicamente torme di ragazzine (o semplicemente se gli passasse la voglia di fare musica pensando a ciò che fanno), qualche segnale di maturità viene proposto solo dalla ballad “In Ogni Attimo”, curata e dall’interessante “assolo” di tastiera, ma il ritornello zoppica un po’ in alcuni cambi di batteria poco azzeccati e il testo è anche in questo caso da ascoltare senza connettere il cervello. Sono orecchiabili, per carità, ma una manciata di accordi ben messi sono troppo poco quando il contorno è interessante solo per chi ha visto 40 volte 3 Metri Sopra Il Cielo.
Stefano Ficagna
Sito web:
www.myspace.com/nogravityon
Mp3:

Crimen - Lies Ep
Label: Autoproduzione
Band di stanza a Roma, ascoltando questo ep d’esordio si direbbe che i Crimen italiani lo sono solo all’anagrafe. Magari sarà per la presenza di Kramer ( leggendario musicista e produttore, figura chiave dell’underground americano degli anni 90, impegnato dietro al mixer di questo “Lies ep”) o più probabilmente per una sorta di amore ossessivo per certe sonorità sviluppatesi oltreoceano un paio di decenni or sono, che chiaramente traspare in questo lavoro.
Chiaramente ma genuinamente, sia detto subito. Chè l’autenticità è il pregio più evidente di questo esordio, ancorchè non il solo.
I Crimen si muovono con scioltezza tra certo hardcore-noise, mostrando i muscoli in P.P. Not Enough, le liquidità chitarristiche di Cold Winter e la passione post di Revolution of the Black Tulip, riuscendo a mantenere coesione e tensione emotiva sopra la media. Per chiudere con gli 11 minuti da capolavoro di intensità di 40.000 Lies, tra dilatazioni ambientali di scuola Labradford, esplosioni al calor bianco e grida catartiche.
Carlo "aCe" Venturini
Sito web:
www.myspace.com/crimenmusic
Mp3:

Michele Maraglino - Canzoni Povere Vita Mediocre
Label: Autoproduzione
6 pezzi per Michele Maraglino, cantautore dalla spiccata propensione Do It Yourself. Canzoni Povere Vita Mediocre è infatti un titolo che, nella sua prima parte, fotografa in pieno la qualità da registrazione casalinga di questo Ep, con arrangiamenti basati quasi esclusivamente su chitarra e drum machine e sottofondo elettronico mai invasivo. Sono convinto che le idee valgano più della qualità, ma le 6 tracce di questo Ep non riescono a convincermi: i testi introspettivi, pur ben scritti, mancano di uno spessore che calamiti l’attenzione, forse anche a causa della voce di Michele che si trascina in maniera troppo monotona lungo tutto l’ascolto, prendendo anche qualche cantonata in “Quello Che Voglio Non Riesce A Stare In Piedi”. Interessanti di contro gli sviolinamenti elettronici di “Le Mie Giornate” ed il breve intermezzo tastieristico di “La Tua Canzone Nuova”. Forse con una qualità di registrazione migliore queste canzoni avrebbero avuto maggior tiro, ma la sostanza che compone quest’opera di Michele Maraglino non è abbastanza appetibile, pur lasciando spazio alla sensazione che il potenziale ci sia e che sia rimasto inespresso.
Stefano Ficagna
Sito web:
www.myspace.com/michelemaraglino
Mp3:

Low Frequency Club - Johnny Come Home
Label: Foolica Records
Non ricordo se l’ha detto qualche personaggio famoso o qualche amico mio: la musica dance è da ballare, non da ascoltare. Beh, i Low Frequency Club si fanno invece anche ascoltare in questo singolo, merito di un basso funkeggiante che soprattutto nella cover dei Fine Young Cannibals “Johnny Come Home” coinvolge e rapisce, lasciando più spazio ad azzeccati effetti elettronici nella seguente “Pools”, che sa di anni ’80 ma senza risultare kitsch. La vena dance viene rimarcata però in maniera eccessiva nei due remix della seconda canzone, senza particolari invenzioni il secondo e tamarro alla Daft Punk (con tanto di voce modificata elettronicamente) il primo, lasciandomi l’impressione che le potrei apprezzare solo in una discoteca piena di fighe (le fighe sono necessarie per evitare di pormi in continuazione la domanda “iochecazzocifaccioqui”). Ma anche no. Non conosco le loro precedenti uscite, ma mi rimane la netta impressione che avrebbero fatto meglio a fare tutto da soli: promossi con riserva.
Stefano Ficagna
Sito web:
www.myspace.com/LOWFREQCLUB
Mp3:

Hank! - Piedali
Label: 800A Records
Curiosi ma non concreti mi verrebbe da definire questi Hank!, band che nei 6 pezzi di Piedali sforna un miscuglio sonoro che ha dalla sua una semplicità strutturale che ricorda vagamente i 3 Allegri Ragazzi Morti e l’energia vitale del post punk britannico, il tutto unito a testi non sense che fanno tanto Wolfango e tastiere prepotentemente eighties. Il connubio funziona felicemente, anche senza stupire con effetti speciali, nei pezzi “I Miei Nuovi Pantaloni Di Lino Color Sabbia”, “Il Palinsesto Dell’Amore” e “La Bottiglia Del Nano”, ma non altrettanto efficaci si dimostrano gli altri: “Anche Se Non Serve A Niente” paga un testo che gira attorno ad un’unica frase fino alla noia, “Io Sono Hank!” sembra un pezzo che avrebbero potuto scrivere degli stanchi e svogliati Duran Duran ed il finale con “In Volo” tenta senza molto successo la strada del cantautorato intimistico ricordando, ma troppo alla lontana, i Baustelle. Un album uscito a metà, vedremo verso quali direzioni si dirigeranno in futuro.
Stefano Ficagna
Sito web:
www.myspace.com/hankpa

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