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La città scorre frenetica. Uomini d’affari siedono con lo sguardo fisso nel vuoto. Le ombre proiettano forme che incarnano prospettive future incerte, illusioni che gli occhi stentano a credere.
La discografia moderna è sommersa da dischi che nessuno mai ascolterà con attenzione….una voce lontana profetizza: “iperproduzione…vuoto assoluto”. Basta dare un’occhiata a un qualsiasi magazine musicale per rendersi conto del problema. Le redazioni sono sommerse da demo.
Abbiamo deciso di creare un nastro trasportatore e di mettere a scorrere qualche disco corredato dalle nostre impressioni. Aggettivi vividi e taglienti, accesi come il colore del tonno crudo.
Un solo boccone…come se le impressioni (specie le nostre) contassero ancora qualcosa.

   
Ricerca per parola chiave

Insect Kin - Endless youth and other diseases EP
Label: Autoproduzione
Una manciata di pezzi fra spunti stoner e ricordi grunge, alcuni in verità ben confezionati, come l’apripista “Most of the sequels are worse than the original”. Ma tranquilli, niente d’innovativo. Solo ritagli sparsi ben incollati e portati a termine con voce grattata. Abbiamo ascoltato tutti Nirvana, Posies e Soundgarden, li abbiamo sostenuti ed amati. Eppure, nel 2010, prendere l'arte, metterla da parte e sperimentare qualcosa sarebbe un grandioso passo in avanti.
Giulia Piazzon
Sito web:
www.myspace.com/insectkintheband
www.insectkin.com
Mp3:

The Strange Boys - Be Brave
Label: In The Red
Leggo che gli Strange Boys arrivano da trascorsi garage punk, ma evidentemente con Be Brave la band ha deciso di sacrificare questa attitudine per indossare panni decisamente più sobri e tributare la propria stima al sommo vate Bob Dylan. Più si prosegue con l’ascolto dell’album e più infatti la sagoma del menestrello a stelle e strisce per eccellenza si fa ingombrante (particolarmente a livello vocale), lasciando spazio a qualche nostalgica parvenza di surf rock anni ’50 (“Night Might” e “Be Brave”) e al piano di “The Unsent Letter”, che a ben vedere non cambia di granchè le carte in tavola. Seppur capaci di episodi piacevoli (l’andamento sobbalzante dell’intimistica conclusione con “You Can’t Only Love When You Want To”, la ritmata e coinvolgente “Laugh At Sex, Not Her”) The Strange Boys mi danno l’impressione di essersi ficcati consapevolmente in qualcosa di più grande di loro: non ne escono proprio con le ossa rotte (anche se le scialbe ballad “Between Us” e “All You Can Hide Inside” lascerebbero presagire il contrario), ma non ci fanno certo sto gran figurone. Né strani né coraggiosi insomma, facendo riferimento a nome della band e dell’album…
Stefano Ficagna
Sito web:
www.myspace.com/thestrangeboys
Mp3:

Kalweit And The Spokes - Around The Edges
Label: Irma Records
Tre musicisti che portano la loro pluriennale esperienza in un cerchio di freschezza, purezza, magia e sentimento. Tre musicisti che fanno del post-punk e del blues old-school un punto cardine da cui partire per la creazione di un album assolutamente innovativo e diretto, ricercato e curato, armonico e dolce, deciso e intrigante. Un insieme di tredici tracce contenute in un baule sonoro dove teatralità e rock si toccano come due innamorati, guardandosi negli occhi e percependo quell'attrazione che per tanti anni si è fatto finta non esistesse, lasciandosi andare a movimenti sublimi, semplici e per questo veri, ritmici dove serve, meditativi all'occorrenza. L'organo e la rumorosità rispecchiano l'anima ed il cuore degli adolescenti che in un prato verde si baciano per la prima volta, combinando quelle emozioni di poderosità e dolcezza che spingono forte dall'interno, sognando così ad occhi aperti e fantasticando su ciò che sarà. La dolcezza, appunto, è tema forse dominante nei tratti della band, speciale nel capire che la musicalità è presente in ogni nostro movimento e l'album, così fortemente caratterizzato dal connubio voce/sonorità, né è un ottimo esempio.
Matteo Visentin

Son Of Dave - Shake A Bone
Label: Husky Records
Benjamin Darvill è un nome che non dice niente, i Crash Test Dummies ai nostalgici degli anni 90 possono dire qualcosa di più. Il buon Ben di quella band era chitarrista e suonatore d’armonica, e dopo aver mollato gli altri ha continuato a suonare quegli strumenti, ci ha aggiunto qualche percussione, si è cimentato alla voce ed ha creato Son Of Dave, one man band di cui questo Shake A Bone è il quinto capitolo dopo album dai titoli originalissimi quali 01, 02 e 03 (originali perché in realtà sono il secondo, il terzo ed il quarto: che sagoma!). Beh ma cosa fa questo simpatico canadesone trapiantato a Londra? Blues, niente di più niente di meno, il blues delle radici che ti porta gli odori di New Orleans ed il puzzo dei saloon dove una band si esibisce fra le schegge di vetro delle bottiglie lanciate contro la rete di protezione. Già blues, con tanto di campionario di immagini ultra abusate come si evince da titoli quali “Voodoo Doll”, Ain’t Nothin’ But The Blues” e “The Way We Roll’em”. Più andiamo avanti e più ci guardiamo indietro con nostalgia, ma io l’esempio del signor Darvill non lo seguo e non andrò stanotte ad evocare il diavolo ad un incrocio sperduto nella campagna: apprezzo, ma se devo ascoltare blues preferisco qualcosa di più lisergico e stimolante come Samuel Katarro. Italia- Canada 1 a 0, ALE’ OH OH!
Stefano Ficagna
Sito web:
www.myspace.com/thesonofdave
Mp3:

Great Bloomers - Speak Of Trouble
Label: Maple Music
I ragazzi del collage hanno riscoperto i vecchi vinili di Fleetwood Mac e nella loro impudica fantasia tardo adolescenziale li hanno mischiati alla leggerezza dei Beach Boys.
What a wonderful Rébelot! Direbbe un barbuto ascoltare post moderno sommerso da quinta late di gruppi senza identità. Cinque ragazzi di Toronto, partono dall’indiepop degli Shins per tingere di spensieratezza il loro suono. Eccoli al secondo disco di carriera, edito da Maple Music, “Speak of Trouble”. Undici ballate melodiose dense d’armonia ed evocative come un lenzuolo che profuma di domenica mattina “Honey blanket”. A capo chino dalla chiromante per conoscere il destino della folk music. I ragazzi del collage sanno d'aver preso una strada densa di grattacapi...ma se fischiettano poi…passa tutto!
Tommaso 'TuM' Vecchio
Sito web:
http://www.myspace.com/greatbloomers
Mp3:

Pan Del Diavolo - Sono all'osso
Label: Tempesta
Negli ultimi anni è fiorita una scena alternative-acustica che, dai Marta Sui Tubi in poi, ha saputo spesso attrarre l’attenzione di pubblico e critica. Ultimi figli della tendenza sono questi Il Pan Del Diavolo, attitudine punk adattata a mezzi e suoni folleggianti trasfigurati, con derive blues/psychobilly (“Pertanto” e “Lux Interior” in particolare). Scatenati e vitali si presentano con le urla grintose di “Farà Cadere Lei” e abbassano raramente il ritmo, anche se quando lo fanno escono pezzi notevoli come “Il Boom” e “Africa”, a volte andando fuori giri (“Bomba Nel Cuore” fa venire in mente “Dinamite” dei Tarm non solo per l’assonanza del titolo). Non hanno la schizofrenia dei Marta Sui Tubi, l’aria da cantori del malessere dei nostri giorni come Vasco Brondi, il loro lato blues non si avvicina alla sofferenza musicale di un Samuel Catarro ma divertono, e tanto. L’unico vero appunto: la voce di Pietro Alessandro Alosi, deus ex machina del progetto, a volte è fin troppo punk, e nei pezzi più tranquilli l’effetto non è dei migliori…
Stefano 'Fefo' Ficagna
Sito web:
www.myspace.com/pandeldiavolo
Mp3:

Raw Rave Groove - Ride, Like a Virgin in a Chapel
Label: Here I Stay
Eccoci al primo 45 giri di un nuovo gruppo garage italiano: Raw Rave Groove. Like a Virgin in a Chapel, è una ballad midtempo alla moda dei 60’s, un suono che verrà comodo associare alle atmosfere mantriche dei Coral, ma sarebbe molto più sensato gettarli nel calderone degli unknowns che hanno fatto leggendaria la musica di quarant’anni fa. Parlo di etichette come la Zundak, la Pyramid, etc…
C’è una venatura di mistero nella musica di questi quattro ragazzi sardi, una ricerca di suono e un ottima registrazione che riesce a dare al gruppo quel qualcosa in più che gli permette di spiccare dai banalotti dischi garage revival che ci arrivano di continuo. Il basso di Ride è un martello psichedelico che torturerà la vostra insonnia con rara maestria.
Attendiamo il disco d’esordio sulla lunga distanza.



Tommaso 'tum' Vecchio
Sito web:
http://www.myspace.com/rawravegroove


Moonface - Dreamland EP
Label: Jagjaguwar
Spencer Krug è uno di quelli iperattivi, di quelli che hanno difficoltà a stare con le mani in mano, e il più delle volte si trovano a fare musica non solo con tutto, ma anche con tutti.
Il signo Krug, infatti, oltre ad essere la mente accreditata dei Wolf Parade ha lavorato anche con Swan Lake, e se siete stati ad uno dei concerti dei Sunset Rubdown, da poco passatiin italia, probabilmente lo avrete visto sul palco insieme alla band di Montreal.
Adesso ci regala il suo secondo lavoro, anticipato da questo EP che dura come un classico EP, ma ha un solo pezzo. Dreamland EP, edito dalla Jagjaguwar, contiene infatti la lunga suite dal titolo esplicativo “Marimba and Shit-Drums“ un brano ipnotico e concentrico, che da un lato ricorda le ultime produzioni di Animal Colelctive, dall’altro rapisce con quella voce profonda un po’ alla Interpol. La Marimba in questione la fa da padrone, cominciando subito e arrivando fino alla fine dei venti e passa minuti del brano.
Certo, non è uno di quei pezzi che ti metti in macchia mentre vai al lavoro, richiede quel giusto mood e quella concentrazione senza le quali si esce matti dopo 2 minuti. Ma con il giusto spirito e un po’ di concentrazione potrete trovarvi in una spirale psichedelica dai gusti…. “caraibici” (c’è poco da fare: Marimba=Carabi, non si sfugge…)
Francesco Sciarrone
Sito web:
Mp3:

Fucksia - Photophobie
Label: Muertepop Records
Eccoci all'album solista di Luca Marino, chitarrista degli El-Ghor. Eccoci dinanzi ad un contenitore di suoni meravigliosamente sottile, denso, accarezzante ed intrigante. Sette piccole perle musicali da ascoltare e custodire con cura, da assaporare all'ombra di un cipresso su verdi colline, da gustare davanti ad un mare calmo e tremendamente blu, da vivere nel mezzo di una piazza silenziosa. Un album dove suoni malinconici si accompagnano a tendenze crude e dirette, dove l'abilità di Luca nel mischiare sonorità pulite con tratti “disturbati”(splendidi tocchi che rimandano alla scena rave britannica, in modo ovviamente più soffice) è rilevante e fa capire il talento dell'artista campano. Melodie che richiamano indubbiamente a venti nordici, Sigur Ros soprattutto, rendendo l'intero lavoro un susseguirsi di emozioni e voglia di non staccare più i lobi dal sound, arrivando a focalizzare l'obiettivo che il compositore si pone, ovvero l'unicità di un particolare suono. Un album sperimentale che può davvero far volare alto un artista che nulla ha da invidiare a certi colossi stranieri della scena elettronica.
Matteo Visentin

Verner - Il mio vestito
Label: La pupilla
Obbiettivamente non amo questa musica. L’eccessivo lirismo di un certo tipo di cantautorato mi stanca e provoca in me lo stesso interesse del sapere quante ragazze si è portato a letto il Papi. Ma questa volta devo ricredermi. Una volta superato lo scontro con testi eccessivamente autoreferenziali e leggermente egocentrici, finalmente riesco a scindere la musica dalle parole e...sorpresa!
La musica che riesce a creare Verner è qualcosa di estremamente inaspettato. Talvolta risulta essere un delicato tappeto di note dai colori tenui che accompagnano le parole, altre volte invece la musica prevale, esce dai confini, ma senza strafare. Nulla è eccessivo in queste musiche. Mai troppo pesanti e mai troppo stucchevoli, ti accompagnano dolcemente dall’inizio alla fine.
Forse in fondo anche la critica ai testi è troppo soggettiva, dettata più da un gusto personale che da un gusto estetico. O forse no. Ai posteri l’ardua sentenza. Intanto io continuo ad ascoltare “Il mio vestito” e consiglio l’ascolto anche a voi

Paolo Campagnoli

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