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La città scorre frenetica. Uomini d’affari siedono con lo sguardo fisso nel vuoto. Le ombre proiettano forme che incarnano prospettive future incerte, illusioni che gli occhi stentano a credere.
La discografia moderna è sommersa da dischi che nessuno mai ascolterà con attenzione….una voce lontana profetizza: “iperproduzione…vuoto assoluto”. Basta dare un’occhiata a un qualsiasi magazine musicale per rendersi conto del problema. Le redazioni sono sommerse da demo.
Abbiamo deciso di creare un nastro trasportatore e di mettere a scorrere qualche disco corredato dalle nostre impressioni. Aggettivi vividi e taglienti, accesi come il colore del tonno crudo.
Un solo boccone…come se le impressioni (specie le nostre) contassero ancora qualcosa.

   
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Animal Collective - Strawberry jam
Label: Domino
Immaginate di essere in un grandioso luna park, sulla ruota panoramica, a guardare in basso una folla di circensi che seguono un tipo un po’ folle che presenta le sue creature col megafono. Immaginate tutto questo sospeso nello spazio e avrete una buona immagine di quanto questo nuovo album degli Animal Collective sia fuori dai canoni tradizionali. Folk psichedelico spruzzato di pop, canzoni lisergiche che ti proiettano in un altroquando: basterebbero solo la marcetta da circo di Unsolved Mysteries, il tranquillo giro di piano “sporcato” da urla e rumori fragorosi in più punti di Cuckoo Cuckoo e l’allegro incedere elettro/pop di Peacebone a fare di questo album una perla rara. Trascinante e trasognante, applausi.
Stefano Ficagna

Les Fauves - N[1].A.L.T. 1 A fast introduction
Label: Urtovox Rec
Strano che da Sassuolo arrivi qualcosa che suona maledettamente inglese. Eppure i Les Fauves ci riescono: ascoltando il loro secondo disco N.A.L.T.1 A fast introduction si ha l’impressione di essere proiettati nella grigia Londra strabordante di Kaiser Chiefs et similia. I Les Fauves ci mettono quella genuinità ironica in più, permettendosi qualche licenza col rock’n’roll di Novara e Tom Ponzie Boogie e qualche rallentamento in February lullaby ed Heroin melody. Non inventano nulla di nuovo, ma shakerando un sound in cui rientrano anche pop/punk e attitudine garage riescono a far divertire ed appassionare. E già non è poco.
Stefano Ficagna

Satellite party - Ultra payloaded
Nuovo progetto per Perry Farrell, storico leader di Jane’s Addiction e Porno for Pyros nonché creatore del celeberrimo Lollapalooza. Affiancato da una moltitudine di grossi calibri (Nuno Bettencourt degli Extreme, Peter Hook dei New Order e figaci apparizioni pure dei Chili Peppers Flea e Frusciante) il poliedrico Perry ci regala un party album che spazia fra funky, pop, disco e rock. Ottime la title track, Wish upon a dogstar e Only love, let’s celebrate, decisamente stramba la conclusiva Woman in the window (con la voce campionata di Jim Morrison. Farrell non azzecca pienamente il colpo, ma forse quest’album è più un divertissement per sé stesso: con la carriera che ha alle spalle può anche permetterselo.
Stefano Ficagna

The Record's - Joyful celebration
Label: Mizar records
Rock’n’roll da party in una villa con piscina di Beverly Hills. Così si potrebbe riassumere il sound dei The Record’s, che non a caso chiamano questo loro EP Joyful celebration. Dall’iniziale Queen Leather, impreziosita dalla tromba di Andrea Mondolo, fino a We got to si viaggia tra atmosfere che ricordano i The Hives, con un sound meno grezzo e più solare. Ideale accompagnamento per i ricordi di un’estate ormai agli sgoccioli. Un po’ più di personalità avrebbe reso questo EP decisamente più appetibile, ma pur non dicendo nulla di nuovo i The Record’s hanno le carte in regola per farsi apprezzare. E la cover di It’s my party di Gore Leslie non può non far scatenare gli amanti del rock’n’roll…
Stefano Ficagna

Quinto Stato - Le ultime traccie di Mr. Tango
Label: Midfinger records
Accasatisi alla Midfinger records i Quinto Stato escono col loro secondo lavoro, un album sospeso fra atmosfere che ricordano i Marlene Kuntz più soft e Giorgio Canali (qui in veste di produttore) alternate ad improvvise sferzate a suon di riff potenti ed accattivanti. Con Canali hanno in comune anche un lavoro sui testi decisamente lodevole, fra il surreale (Mr. Tango) e l’intenso (Cani surgelati nello spazio). La nota stonata è il cantato, con la voce di Giovanni Fanelli (autore anche dei testi) che mal si addice alle atmosfere delicate e lascia perplessi quando urlando in Palermo ricorda il grido impastato di un ubriaco. Rivedibili, ma non senza personalità.
Stefano Ficagna

Buattitime - Eaten by a grizzly
Label: Autoproduzione
Esordio full-lenght per i Buattitime, dopo un demo promozionale e svariate apparizioni in compilation. Il quartetto ravennate propone una miscela di elettronica e rock ben congegnata, un po’ fratelli minori dei subsonica più incazzati ma con una personalità più sofisticata, grazie anche alla voce molto “eighties” del vocalist (e chitarrista) Vins. L’iniziale Load superturbo>tape, ritmata e grintosa, e il progressivo evolversi di Eleven level segnano i punti migliori del disco, che ha anche momenti meno folgoranti nell’eccessivo protrarsi di brani come Otto pussy e You again. Eaten by a grizzly è a conti fatti un buon inizio, avvalorato da una cura per i dettagli che, per essere un autoproduzione, fa decisamente volgere il pollice all’insù.
Stefano Ficagna

The Subcandies - Hey Jules / Little man 7" red / l.e.
Label: Ton um Ton Records
Quintetto austriaco, attivo dal 2005, propone una miscela psicotropa di slow bluesy rock; drenandosi di linfa mid 60’s dalla matrice prettamente inglese. The Who style.
Dal vivo al Festival Beat di Salsomaggiore, omaggiano la redazione di questo prezioso 7”.
Una band che non avrebbe sfigurato nella scena brit invasion revival 90’s, mentre dimostrerebbe d’essere attempata a vecchi stilemi valvolari per la nuova corrente Nme ( non ci rotoliamo dalla disperzione, sia chiaro).

Una piccola rarità da possedere gelosamente.
Tommaso Vecchio

Blessed child opera - Happy ark
Label: Seahorse Recordings
Se dovessi valutare questo disco solo dagli arrangiamenti e dalla personalità, questo happy ark sarebbe un capolavoro. In realtà invece qualche cosa che non va c’è, e sono i brani migliori (words and kicks, It’s possibile something, Humiliating whine) a farmi accorgere che, senza di loro, il nuovo lavoro dei napoletani Blessed Child Opera sarebbe un ottimo album di sottofondo, con alcune canzoni che durano troppo (a volte ostinatamente) per mantenere viva l’attenzione ed un cantato un po’ monocorde (sebbene Paolo Messere nella sua carriera ha dimostrato ampiamente il suo valore). Con i brani elencati sopra ed una minor company che “spezza” il ritmo Happy Ark diventa invece un buon album da ascoltare attentamente, anche se non tutti avranno la pazienza di carpire il lavoro di fino nell’arrangiamento. Peggio per loro?
Stefano Ficagna

Golfclvb - Golfclvb
Label: Here I Stay
4 ragazzi sardi scoprono come sfondare le porte della percezione sonora. L’ingrediente segreto si cela nell’uso irrazionale e furibondo della Farfisa. Da strumento per allietare feste anni ‘60 si tramuta in trapano per forare muri di math-rock compatto ma miracolosamente dinamico.
Un flash back dei migliori B-moovie, per un disco da capolista dell’indie rock nostrano.
Quadrati come i The battles, aggressivi come i migliori Mars Volta…questo omonimo Lp profuma come una ristampa dei Gun Club, un bagliore che non è destinato a spegnersi facilmente.
“All is gone” è già tormentone in redazione, riesce persino a far scuotere la testa del provocatore con cenni di assenso…mai visto!



Tommaso Vecchio

Fu Manchu - We must obey
Sono tornati i Fu Manchu, e francamente non è cambiato molto dall’ultima (o anche dalla prima) volta che li abbiamo visti. Alfieri di uno Stoner-punk più debitore di Minor Threat e Balck Flag che di Kyuss e compagnia i nostri californiani non cercano con gran convinzione una strada evolutiva, limitandosi a riciclare il proprio passato con pezzi che faranno la gioia dei vecchi fan e non faranno avvicinare chi già non li sopportava. La buona notizia è che la carica è sempre la stessa, con una vena forse anche più cattiva del solito: We must obey è un bel disco, non cambierà il mondo ma sa farsi apprezzare, anche con il piccolo gioiello finale Sensei vs Sensei.
Stefano Ficagna

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