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La città scorre frenetica. Uomini d’affari siedono con lo sguardo fisso nel vuoto. Le ombre proiettano forme che incarnano prospettive future incerte, illusioni che gli occhi stentano a credere.
La discografia moderna è sommersa da dischi che nessuno mai ascolterà con attenzione….una voce lontana profetizza: “iperproduzione…vuoto assoluto”. Basta dare un’occhiata a un qualsiasi magazine musicale per rendersi conto del problema. Le redazioni sono sommerse da demo.
Abbiamo deciso di creare un nastro trasportatore e di mettere a scorrere qualche disco corredato dalle nostre impressioni. Aggettivi vividi e taglienti, accesi come il colore del tonno crudo.
Un solo boccone…come se le impressioni (specie le nostre) contassero ancora qualcosa.

   
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Guster - Ganging Up on the Sun
Label: Rykodisc
Dodici anni di carriera per Guster, gruppo di rilevo nella scena Usa east coast alla fine dei 90’s.
Dall’innesto in formazione del chitarrista Joe Risappia il suono si è appesantito del lezzo Southern, America music old style…roba da baffi e fucile nelle mutande.
Nb: ai tempi erano puro prodotto per collage radio, roba da pigiama party e burro d’arachidi, cristalline ma non ripuliti a tavolino da un progetto major sopra le loro teste.
Ora una sorta di Wilco che oscillano in cerca di definitiva identità, oppure onesti mestieranti che continuano a divertirsi in nome dell’amore per il Rock.
Si…la seconda mi piace di più.

Tommaso Vecchio

Amiina - Kurr
Label: Ever
Svegliarsi a mezzogiorno di un assolato sabato d’inizio luglio…ascoltare i propri polmoni crepitare, lavarsi la faccia con acqua fredda perché la caldaia è rotta da una settimana, poi mettere nel lettore “Kurr” del quartetto islandese Amiina. Un balsamo che non necessita di risciacquo. “Kurr” è il canto del morning bird islandese, il primo volatile a notare la presenza del sole pallido.
Quattro fate che danzano leggere tra Sigur Ros e Mùm, strumentiste impeccabili, seduttrici solenni.
Come in copertina a tessere un drappo sonoro che ammalia con arpe, synth, clavicembali, ottoni, sonagli, gorgheggi, xilofoni, harmonium, glockspiel, archi e bicchieri.
Ad ottobre saranno da queste parti…da non perdere!
La musica che riesce ancora a profumare di sogno...


Tommaso Vecchio

Visionnaire - Quiet promo
Label: Autoprodotto
Gruppo legato alla scena genovese, nato all’inizio del 2004 dal sodalizio tra Fabrizio Gelli e Danilo Palladini. La malinconoia neomelodica della tradizione nostrana unita a una ricerca umoristica. Accordi in dilatazione costituiscono l’impianto di questo piccolo promo.
“Immobile” sembra riflettersi dallo specchio sporco dei Baustelle (specie per la scelta linguistica), con un finale che si apre ai suoni onirici dell’ oltre-rock.
“Vibrato” si struscia nei bassifondi dello slow- core di Slowdive & co, con un incedere cadenzato e un pianoforte Keane style sfiorato in maniera trasognante.
Non proprio quel che mi viene in mente per dribblare l’umore nero… da estate in montagna quando fuori piove a dirotto.
Se non avete le carte...ma le cartine...
Brani disponibili al link: www.myspace.com/visionnairege
Tommaso Vecchio

Eugénie - Qui e Ora
Label: Riff Records
Uno Tsunami che riporta alla memoria l’ Italo-rock di inizio 90’s con quell’incedere cocciuto di Riff chitarristici di derivazione Grunge volutamente violenti ma spesso vuoti di espressività.
Non vogliate fraintendere…alcuni episodi sono ben riusciti nell’intento del decollo (vedi “Preso dentro, preso fuori)…altri nuotano in un limbo incolore (su tutte “il silenzio tra di noi”), alla ricerca delle tracce lasciate dagli allori di perle discografiche come Angel & Demons dei Motorpsycho.
Agnellici nella voce e Godanici negli arrangiamenti!
se qualcuno lo prende come un complimento faccia pure.

Tommaso Vecchio

Brant Bjork and the bros - Somera Sol
Label: Duna records
Uno sguardo al passato, non una novità per Brant Bjork che ha fatto delle sonorità vintage il suo marchio di fabbrica. Di nuovo c’è che questo Somera Sol è un passo falso: le canzoni si trascinano prive di idee significative, aggrappate a riff che non sempre sono all’altezza del compito (Love is revolution, Strine communications, The native tongue). Non manca comunque una manciata di pezzi apprezzabili (Oblivion, Chinarosa e la simil-funkeggiante Blood in the gallery) ma rimane l’impressione che stavolta il buon Brant non sia riuscito a catturare l’atmosfera accattivante che si respira, invece, ai suoi concerti.
Stefano Ficagna

OJM - Under the thunder
Label: Go Down Records
Rock viscerale. Puro ed incontaminato. E’ questo l’aspetto che ha ora la musica degli Ojm, gruppo che in una decina di anni di carriera è riuscito a calcare una miriade di palchi sia nazionali che internazionali e ad attirare l’attenzione di grandi nomi quali Brant Bjork (con cui hanno collaborato in un EP) e Michael Davis (MC5, produttore del disco). Dopo un inizio calmo e tranquillo si parte subito in quarta dopo circa un minuto dell’iniziale Everything can be magic per non fermarsi più, se non per qualche digressione psichedelica (le possenti Starshine e Brant B). Un suono diretta derivazione del passato stoner ed un attitudine garage di rara potenza sono ottime carte per un luminoso futuro, che condito da qualche rischio in più nella composizione li potrà portare ancora più in alto.
Stefano Ficagna

Giorgio Canali & Rossofuoco - Tutti contro tutti
Label: La Tempesta
“L’importante non è la caduta, ma l’atterraggio”: così si chiudeva L’odio di Mathieu Kassovitz, cronaca della degradazione sociale della periferia parigina. La caduta era il tema centrale dell’ultimo album di Giorgio Canali & Rossofuoco, che con la stessa crew alla produzione ci mostra che l’atterraggio non ha cambiato i suoi sentimenti: la rabbia è padrona in questo Tutti contro Tutti, una rabbia che non risparmia nessuno e che, come ammette lui stesso, “è rabbia da cannoni non è rabbia da fiori”, più distruttiva che costruttiva. Ma a fronte di testi forti e personali, a volte abusanti di luoghi comuni (retorica contro polizia, calciatori e veline) ma spesso poetici (“balla per la democrazia che scende a grappoli dai cieli sulle ali della libertà e dei bombardieri” recita in Falso Bolero), non fa eco la musica, con chitarre, basso e batterie che mostrano i muscoli quasi solo in Canzone della tolleranza e dell’amore universale e che lasciano un’impressione di scarno nell’iniziale Verità, la verità. Un buon album da un artista che in anni di carriera non deve certo dimostrare niente a nessuno, ma questa volta la caduta è stata più importante dell’atterraggio.
Stefano Ficagna

Isteresi - Transizioni
Label: Autoproduzione
Curioso questo progetto Isteresi: nato nella mente di Alessandro Rocchetti, ha un concepimento partito dalla linea di basso, a cui sono stati aggiunti con software musicale gli altri strumenti. In un secondo momento sono state create melodia, parti vocali e testi, per poi riregistrare il tutto con strumenti veri col supporto di Stefano Parodi (chitarre) e Stefano Marchetti (voce), come spiega esaurientemente il booklet interno. L’album non è però all’altezza della particolare genesi del progetto: gli Isteresi sembrano in più di un’occasione i Litfiba degli anni 80 (anche vocalmente) con venature più dark, senza grandi sprazzi di originalità e con qualche vuoto sonoro ad aggravare la situazione (la batteria ad esempio sembra un semplice orpello). L’ascolto si fa dopo un po’ monotono, escludendo in positivo Presenza sfumata (godibile nonostante una durata che la rende a volte ridondante) ed in negativo Tecnopaganesimo e Come un automa (i peggiori Subsonica si scontrano con Alberto Camerini). I testi, tutti accomunati dal tema dell’isteresi, raramente sono incisivi come vorrebbero. Raccomandato ai nostalgici del rock alternativo degli anni 80, ma forse varrebbe di più recuperare i classici di quel periodo.
Stefano Ficagna

Kings of leon - Because of the time
Label: RCA
Terzo album per i Kings of Leon, e probabilmente il più azzeccato. Pur senza stravolgere il loro stile a metà fra il garage ed il southern rock la famigliola felice (3 fratelli ed un cugino) del Tennessee riesce a stupire in pezzi come l’iniziale Knocked up (7 minuti fra new wave e rock) e la susseguente scatenata Charmer. Alcuni passaggi steccano un po’, e quando si smorzano delay e riverberi il sottofondo sembra troppo asciutto, ma è innegabile che il gruppo stia andando migliorando ad ogni uscita, forse grazie al fatto che sembrino aver lasciato da parte quell’attitudine cazzara (che sicuramente trasuderanno live) per un approccio più puntato sulla sostanza. Magari non più maturi, ma sicuramente più esperti.
Stefano Ficagna

Tre allegri ragazzi morti - La seconda rivoluzione sessuale
Label: La Tempesta
I tre allegri ragazzi morti annunciano la seconda rivoluzione sessuale. E tutti si aspettano divertimento, allegria e rabbia adolescenziale, i temi e le atmosfere preferite da Toffolo e compagni. Ma questo è anche il seguito di quel sogno del gorilla bianco che aveva reso meno diretti e sfrontati i tarm, e sentirli cantare “Questa è la mia politica/ un ritmo a 180 bpm/ che muovi il culo e non pensi a niente” francamente mi è sembrato poco consono con le atmosfere dell’album, che punta ancora meno sul rock’n’roll giocoso degli inizi e cerca di essere più profondo. Senza riuscirci. I testi colpiscono raramente il bersaglio, la musica è spesso minimale e ridondante e il miglior episodio rimane forse Mio fratellino ha scoperto il rock’n’roll. Che è una cover. Più che una seconda rivoluzione sessuale sembra di essere all’alba del primo giorno di lavoro…buona fortuna per la pensione, ragazzo morto.
Stefano Ficagna

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