Jane Fonda è una Dea dalle molteplici vite. Stella di Broadway negli anni cinquanta, reginetta di Hollywood con geni d’artista (figlia di Henry e sorella di Peter Fonda), iniziò a recitare a diciassette anni alla Ohama Community Playhouse, storico teatro del Nebraska dove recitò la madre di Marlon Brando e dove iniziò la propria carriera suo padre ventenne. Prima di diventare il Guru dell’aerobica che tutti conosciamo, Jane Fonda negli anni settanta fu Barbarella, ruolo che detestò ma che la rese un’icona per mano del primo marito di allora, quel Roger Vadim che tredici anni prima aveva sposato la diciottenne Brigitte Bardot, trasformandola in una star.  Una relazione turbolenta, che risentì dell’inquietudine sessuale del marito, che portò molti amici, politici e colleghi nel loro letto. Un periodo che è durato fino al 1973 e che è coinciso con alcuni dei suoi film migliori, come “A piedi nudi nel parco”, “Non si uccidono così che i cavalli”, “Una squillo per l’ispettore Klute”, che le valse l’Oscar come migliore attrice protagonista. Proprio in quel periodo Jane iniziò il proprio attivismo politico, in particolare come militante contro la guerra in Vietnam, che si concretizzò anche al cinema, dove recitò in “Crepa padrone, tutto va bene” di Godard e nel bellissimo film che le portò il secondo meritatissimo Oscar, nel 1978. Diretto da Al Ashby (il regista di “Harold e Maude”) la pellicola in questione è “Tornando a casa”, toccante e intensa storia d’amore tra la moglie di un militare in missione e un reduce del Vietnam. Nell’arco di un’estate il calore di una passione fa ritrovare la voglia di vivere a entrambi e Sally verrà a contatto con il dolore che segue la guerra. Una trama non particolarmente originale, di denuncia, in un film che vive e splende per le interpretazioni dei due protagonisti, intensissimi. Jon Voight (il mitico padre di Angelina Jolie) è magnetico nell’interpretazione di una fisicità sensuale e fragile. Forse vittima di una regia poco attiva, ma col pregio di essere sobria e sincera, “Tornando a casa” è un film romantico che assume progressivamente le tonalità del dramma, senza tuttavia piangersi addosso. Bello anche il sottotesto vagamente femminista nella formazione di Sally, che riesce a trovare se stessa e la propria libertà (bella la sua trasformazione fisica ed espressiva nel corso della storia).

“Tornando a casa” è uno dei film che ho amato di più, per via di un’adolescenza ricca di miti degli anni ’70 e per una colonna sonora magnifica, malinconica e nostalgica, popolata da Rolling Stones, Simon & Garfunkel e Bob Dylan. Inevitabile che il film di Ashby sia invecchiato, forse perché troppo ancorato alla propria collocazione storico-politica (fu uno dei primi film girati alla fine della guerra del Vietnam), ma merita di essere visto e rivisto anche oggi perché è un’opera affascinante, di grande umanità (bellissimo il discorso antimilitarista di Luke) e intensa, illuminata da una straordinaria Jane Fonda.
Il Demente Colombo