Terzo album solista post-Sonic Youth per il guru dell’alternative rock Thurston Moore e, con ogni probabilità, sua migliore uscita discografica da anni: cinque brani, cinque mondi.

Exalted parte con un riff ripetuto ossessivamente per poi trasformarsi in una serie di accordi anch’essi reiterati. È il marchio di fabbrica di quello che è da considerarsi uno dei più grandi innovatori della musica pop (e non solo). L’elemento di novità rispetto alla canonica forma sonica è dato dal solo, di matrice tradizionale, dell’altro chitarrista James Sedwards, già al secondo lavoro con Moore. È qui che il distorsore viene premuto, creando vere e proprie bombe sonore destinate alla disintegrazione in feedback. Solo a questo punto fanno la loro comparsa il basso e la voce, comunque ben lungi dall’esaurirsi in schemi comuni, grazie a intrecci chitarristici sempre nuovi.

Più ritmata e rock è la successiva Cusp, anche se la voce cristallina di Moore risalta sempre a una tonalità più alta, proprio come accade per altre band di generi diversi come Deftones o My Bloody Valentine, la cui bassista, Debbie Googe, suona anche in questo disco. Turn On è la calma dopo la tempesta e con le sue accelerazioni regala un bellissimo esempio di pop sonico; da mozzare il fiato l’intreccio iniziale fra le due chitarre in Smoke of Dreams: l’atmosfera è rilassata e rassicurante, più nineties del solito, e il ringraziamento va sicuramente ancora una volta all’elemento normalizzatore, il già citato Sedwards. Più dissonante e tesa la conclusiva Aphrodite.

In “Rock’n’Roll Consciousness” Kim Gordon e Lee Ranaldo non sono ovviamente presenti (Steve Shelley alla batteria sì), ma i tanti fan della gioventù sonica non potranno che rimanere affascinati da quest’ultimo lavoro del gigante Thurston Moore.

Andrea Manenti

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