Schermata 2016-02-08 alle 23.35.16Esistono band che fanno dell’originalità ad ogni costo un marchio di fabbrica, altre che si limitano semplicemente a sfornare buone canzoni, altre ancora che riescono ad unire entrambe le cose in un trionfo di qualità sonore: i Turin Brakes fanno, più che dignitosamente, parte del secondo insieme, sapendo scrivere brani pop di cristallina bellezza, niente di più ma nemmeno niente di meno.

A tre anni di distanza dal bello e a tratti cupo “We Were Here” il duo inglese (in verità un quartetto data la lunga collaborazione esterna di Rob Allum e Eddie Myer quali musicisti aggiunti) torna più carico e solare con undici tracce costruite a regola d’arte riuscendo così anche stavolta a non annoiare nemmeno per un secondo.

L’album si apre con i due singoli che ne hanno anticipato l’uscita: “96” è ritmata e rockeggiante mentre “Keep Me Around” gode di clapping e coretti riuscendo nell’impresa di far muovere i fianchi anche ai fan più reticenti (i Turin Brakes nascono pur sempre con il new acoustic movement di una quindicina d’anni fa…non certo il genere più ballabile uscito nel nuovo millennio!).

Il resto della scaletta attraversa vari generi rimanendo sempre più che piacevole all’ascolto: “The Quiet Ones” è vicina a certe ballad del fenomeno Nutini, la title track calma l’atmosfera, “Rome” ha un riff irresistibile, “Brighter than the Dark” è toccante e profonda, “Save You” poggia sul pianoforte una melodia radiofonica e già sentita ma che sicuramente fa presa, “Martini” è folk acustico, “Jump Start” ha una bella sequenza di accordi, già sentita ma bella, “Hope We Make It” entra dentro e non esce, “Black Rabbit” infine insegna ai Radiohead come si può scrivere come loro lasciando a casa però l’ansia.

Una band che sa fare il suo lavoro. Dannatamente bene.

 

Andrea Manenti