Peter Bogdanovich è un mito vivente. È stato critico cinematografico, attore (recentemente nei Sopranos), doppiatore e soprattutto uno dei più grandi registi di Hollywood. Probabilmente è stato il suo amore per il cinema a permettergli di spaziare per produzioni più varie, con registri diversissimi, dal suo primo capolavoro, “l’ultimo spettacolo”, passando per l’incantevole “Paper Moon”, dalle atmosfere alla Frank Capra (dove recitano insieme Ryan e Tatum O’Neil e sono di parte perché è uno dei miei film preferiti), “Rumori fuori scena” (con due mostri come Laurence Olivier e Michael Caine) a “Dietro la maschera”, melò dai tratti lynchani. Bogdanovich eccelle in tutti i generi e valorizza al massimo i propri attori, molti dei quali hanno iniziato la propria carriera proprio grazie a lui (Jeff Bridges, Cybill Sheperd, a lungo sua compagna, e la stessa Tatum O’Neil, che vinse l’Oscar a soli undici anni). Nel 2014 il regista newyorkese di origini serbe ha presentato al Festival del Cinema di Venezia “Tutto può accadere a Broadway”, un film fuori dal tempo, teatrale alla maniera di Broadway (a cui il brutto titolo italiano) e delle commedie di Lubitsch, con la leggerezza di un suo vecchio film “Quella cosa chiamata amore”.

Una commedia di equivochi, incastri e amore, scritta come sempre su misura per i propri attori, in particolare cucita addosso ad Owen Wilson, grande amico di Bogdanovich. La protagonista è una giovane aspirante e sexy attrice che, per guadagnare qualcosa, si improvvisa escort e musa ispiratrice (a suo dire), finché verrà lei stessa ispirata e stregata da un regista affascinante, che non si rivelerà però all’altezza delle aspettative.

Sebbene il ritmo sia calzante, tutto sembri perfetto, gli attori in parte (brava come al solito Jennifer Aniston), qualcosa non va in questa specie di screwball comedy dai toni teatrali, che si trasforma in un meccanismo che gira a vuoto. Una prestazione ben fatta, un film piacevole, un ottimo intrattenimento. “Tutto può accadere a Broadway” è forse più una prestazione alimentare che un’opera autentica, ma comunque non  perderete tempo a vederlo, perché dietro alla macchina c’è pur sempre un grande maestro (e si vede).

Il Demente Colombo