Continuiamo a chiacchierare con le indie-band italiane che suonano tanto e bene e che non si atteggiano da finte ruockstar.
Oggi tocca a Le Altre di B, band lofi rock di stanza a Bologna ma con il cuore nella Portland di Mr. Malkmus. Si chiamano così per rendere omaggio alla vecchia schedina del Totocalcio, nascono tra i banchi del liceo Sabin di Bologna nel giugno del 2005 e, sin dalle origini, di pari passo con i loro gusti musicali di matrice indie rock, decidono di scrivere i propri brani in lingua inglese. Alla fine del liceo la band decide di registrare il primo disco e nel 2010 nasce “There’s a million better bands”, titolo che omaggia una frase dei leggendari The Presidents of the United States of America. In parallelo con le registrazioni, Altre di B perfezionano il loro spettacolo dal vivo e si esibiscono come spalla per i concerti delle band straniere di passaggio a Bologna, ricordiamo Pete & The Pirates e Frightened Rabbit. Per farvi capire di chi stiamo parlando, Le Altre di B dal 2015 hanno suonato migliaia di concerti, ovunque e comunque. Noi per esempio li abbiamo fotografati a Parma con Gli Amari (guarda qui).

Nell’ottobre dello scorso anno è uscito “Miranda!” un disco dall’attitudine punk che non si fa mancare il groove con la G maiuscola tipico di un certo Math Rock à la Dismemberment Plan. Il disco è un concept curioso che gira intorno all’omonimo libro del concittadino Quirico Filopanti la cui opera di fine ottocento ambiva a dividere la Terra in ventiquattro fusi orari. Il primo singolo ha un bel nome, si chiama Pungi è molto figo, ascoltatelo mi raccondo.
Nel video sotto, abbiamo chiacchierato a ruota libera con la band parlando di Mondiali, figurine, ricette.
Gli abbiamo anche fatto ascoltare Felicità Puttana dei Giornalisti. Guardatela qui sotto, è assai spassosa:

ps. e adesso anche se non l’avete chiesto, riporteremo un curioso aneddoto che abbiamo a preso Quirico Filopanti leggiucchiando un libro che si chiama “Aneddoti bolognesi” edito da Formiggini editore negli anni 30.
“Mentre seguiva i suoi studi sui fuochi fatui, che dovevano meritargli la nomina a membro dell’Accademia delle Scienze di Bologna, Quirico Filopanti usava andare, durante le notti d’estate, al Cimitero della Certosa con un canapo in cima al quale aveva fermato un batuffolo di stoppa per esperimentare se le intermittenti fiammelle appiccassero fuoco. Una notte, mentre egli aggiravasi attento per i claustri deserti, il dimostratore del cimitero, Marcellino Sibaud, curioso tipo di glottologo, ed archeologo sui generis, volle fargli una burla, ed accesa una piccola lanterna cominciò a muoversi in diverse direzioni. Appena scorse la fiammella vagante, il buon Filopanti si diede ad inseguirla, ma il Sibaud correndo anch’egli per lo stesso verso gl’impedì sempre di avvicinarla e perciò quella strana corsa, fra le tombe bianche e silenziose, durò per qualche tempo, finché il Sibaud stanco del gioco si diresse ad un tratto verso l’ingenuo scienziato, ed alzata la lanterna all’altezza del suo viso, lo salutò con una sonora risata.

a cura di Tum Vecchio