Venticinque anni di onorata carriera per ben dodici full lenght. Gli Weezer, punk pop nerd band losangelina, non hanno proprio voglia di smetterla con la musica e continuano imperterriti il loro lungo percorso fatto di semplici grandi melodie, ma…

C’è purtroppo un ma. Dopo il riuscitissimo “White Album” di appena due anni fa, i nostri sembrano aver perso un poco la bussola. Le canzoni ci sono e non potrebbe essere altrimenti con un autore come Rivers Cuomo, ma la produzione, come già successo a volte in passato, spinge forzatamente verso un pop da classifica ad alto, altissimo tasso di saccarosio. Poche chitarre, pochissime distorsioni, poco rock e nulla di punk insomma.

In effetti questo “Pacific Daydream” non sarebbe nemmeno dovuto venire alla luce, se Cuomo non avesse avuto così tanta carne al fuoco da decidere di rimandare l’uscita del “Black Album” (naturale seguito del “White Album”) in favore di questi dieci brani nuovi nuovi.

È stato un errore? I fan sicuramente gradiranno. Ripeto: melodie pop come le scrive Cuomo in pochi, pochissimi sanno farle. Qualche brano ben riuscito ovviamente non manca: l’opener Mexican Fender e il suo riff anthemico che riporta un po’ alla mente il classico Beverly Hills, l’ultra ballabile Feels Like Summer, l’acusticheggiante QB Blitz, la conclusiva Any Friend of Diane’s, che ti si insinua subito in testa.

Ma… Ma dagli Weezer è giusto aspettarsi un po’ di più. Sperando che i nostri non si siano lasciati alle spalle il recente passato di due ottimi lavori come “Everything Will Be Alright in the End” e il già citato “White Album”, aspettiamo con ansia che il nero del futuro album smorzi un po’ tutta questa gioia zuccherosa.

Andrea Manenti